Lettera aperta a Patrizia Stella: la guerra delle donne contro le donne.

Da tempo pensavo di aprire un blog sulle donne, sulle tante battaglie da perseguire in nome di diritti ancora  lontani, non credevo, però, di inaugurarlo scrivendo qualcosa proprio contro una donna! Ho sempre avuto il timore che le cose non potessero davvero cambiare e comincio a pensare che la possibilità che questo avvenga diminuisca giorno dopo giorno.

Ho scoperto questa pagina grazie al lavoro di ‘donne per le donne’, con pieno rammarico leggo l’articolo di Patrizia Stella, promotrice delle crociate del 2011. La Stella accusa le donne del 13 febbraio di essere la causa unica e indiscutibile delle scelte  di vita delle ormai notissime Ruby. La rivendicazione del “corpo è mio”, che personalmente non ho mai ritenuto totalmente lecita, sarebbe la motivazione principe per spingere le donne a scegliere la strada semplice per la celebrità. Se più volte anche personalmente ho sostenuto l’ipotesi della cattiva interpretazione di alcuni slogan provocatori, la Stella si spinge oltre, in uno stile quasi medievale, fa coincidere le donne di piazza con il male assoluto che sta incancrenendo la società alla deriva.

Le spiegazioni su cui si fondano le accuse di sterminio di bambini, esortazione all’uso della droga, eutanasia come ‘modello di vita’, incitamento al cambio di genere sessuale per orge comunitarie e incestuose, (chi volesse apprezzare la variegata lista accusatoria consulti il sito!), sono al limite dell’equilibrio mentale. Vorrei ricordare alla devota Stella che uno dei primi insegnamenti della sua e mia religione (sì, sembra impossibile, ma capita a volte che chi ha cuore le pari opportunità possa anche essere credente!) è quello di non porsi al di sopra degli altri e giudicare.

Vorrei anche informarla che, sempre personalmente, se da un lato ho una posizione molto cauta nei confronti dell’aborto come pratica “contraccettiva”, per altro mai diffusa da esperti, semmai dalla mala interpretazione, sono prima di tutto convinta che sia un diritto inalienabile concesso da uno Stato garante di ogni cittadino e che nessuno, tranne chi ha la sfortuna di vivere una simile sofferenza, possa arrogarsi il diritto di giudicare. Se la sig.ra Stella avesse voluto dare un’opportunità di riflessione avrebbe parlato di informazione e prevenzione, non di peccato!

Non si può fondare una società sul credo dei singoli, ma sono i singoli che devono contribuire con il proprio credo, di qualsiasi natura sia, e le proprie idee a migliorare la società. Non è importante sbandierare la propria posizione rispetto a temi che non possono e non devono essere lanciati così in poche righe su una pagina web, anzi il risultato è totalmente controproducente! L’effetto ottenibile, nella migliore delle ipotesi, è che qualche persona che non ha molti impegni o che come nel mio caso sta lottando per far nascere il proprio figlio, portato in “grembo” (per usare il registro linguistico della Nostra) per mesi, con il rischio giornaliero di perderlo, utilizzi qualche ora per indignarsi contro le sue invettive, mi conceda, non troppo approfondite.

Mia cara, se tutto fosse così piatto, grigio e malsano come lei crede, il giorno in cui il mio medico mi ha avvisato che tentare di portare avanti questa gravidanza sarebbe stato un sacrificio e un rischio, io avrei dovuto dire senza pensarci, “pulisca tutto!” e invece le mostro un altro aspetto al quale forse non ha mai pensato: io mi sono potuta permettere di rischiare, perché ho accanto un fidanzato (non ancora marito, le chiedo perdono per i miei peccati!) che mi ha sorretto dal primo momento e che ha lottato con me per la VITA! Ho una famiglia che ha potuto aiutarmi ogni giorno in cui non riuscivo ad alzarmi dal letto e non ho un datore di lavoro che mi ha mandata via per essere assente da mesi…io sono una fortunata! Le sembra giusto, umano e cristiano dover rinunciare a un figlio perché non si è in grado di permetterselo? Le sembra da buoni credenti obbligare una donna a scegliere tra famiglia e lavoro? Nessuna delle persone che mi hanno istruito in anni di scuola cattolica mi ha insegnato a puntare il dito contro. Le potrei parlare della mia idea contraria sull’eutanasia, delle mie esperienze di vita, ma mi metterei al suo stesso livello, la giudicherei e questo non è il modus operandi.

Posso concordare con lei sul fatto che ammettere di avere un credo spesso possa essere discriminante, su questo condivido alcune critiche, esistono, infatti, ambienti che deridono alcune idee in virtù di presunte superiorità intellettuali, ma volendo costruire e non distruggere, aggregare e non sgretolare, si deve operare dimostrando che gli eccessi, i suoi e quelli dei suo detrattori, sono da evitare.

Mi consideri anche un’idealista senza parte, ma a cosa serve opporsi senza offrire un modello alternativo possibile?

Quanto alle donne islamiche, alle mutilazioni genitali, alle violenze, le chiedo di informarsi. Sono anni che associazioni e organizzazioni internazionali, badi bene di uomini e donne, combattono la violazione dei diritti umani. Non accusi la religione islamica, le pratiche derivano dalla cultura non dai precetti religiosi. Perseguendo la strada delle Crociate, fa sì che ogni essere umano più pacato si allontani da quel modello che lei offre, non prendendolo affatto in considerazione.

Penso che ogni persona debba essere conosciuta per essere valutata, credo che ognuno abbia la sua, ma spero che tutte le donne  oggi siano consapevoli che il sistema per quanto sembrasse ormai abbattuto continua a ledere la nostra dignità.

Le chiedo, infine, solo di valutare che le donne che sono scese in piazza il 13 febbraio, non io perché mi era impossibile per ragioni fisiche, lo abbiano fatto per elevare la condizione mia e sua e se lei non si riconosce in questo ha tutto il diritto di sentirsi lontana, ma non ha assolutamente facoltà di ergersi a giudice, perché non spetta all’uomo giudicare.

Non esistono i mali assoluti negli esseri umani, io aspetterò  quel famoso giorno per farmi inserire tra i buoni o i cattivi, per ora cerco di ascoltare l’altro, di incontrarlo e di contribuire nel mio piccolo a offrire un’alternativa, cortesemente lo faccia anche lei.

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5 risposte a Lettera aperta a Patrizia Stella: la guerra delle donne contro le donne.

  1. Lara ha detto:

    Ho letto quell’articolo e sono rimasta senza parole: in un momento dove la solidarietà femminile andrebbe presa al volo e dove grazie a Dio abbiamo donne che si sono svegliate, invece di ghettizzarle e incolparle, bisognerebbe accompagnarle; invece la sig.ra Stella le denigra e si pone a magister della società. Queste sono le donne che fanno allontanare altre donne dalle lotte femminili, queste sono le donne che andrebbero educate alla civiltà, alla comunanza, alla fratellanza, al RISPETTO delle diverse opinioni e vissuti. Non c’è altro da dire, hai reso perfettamente tu l’assurdità di quel post.
    Complimenti!

  2. simonetta ha detto:

    che tristezza le parole della Stella, che sia una donna a scriverle poi viene ancora piu’ tristezza.

  3. Raffy ha detto:

    Virgi per fortuna mi ero persa gli sproloqui della signora (e facciamolo ‘sto sforzo di correttezza) così me li sono andati a leggere e sottoscrivo pienamente la tua lettera aperta, puntuale e precisa. Soprattutto anche a me preme molto la questione del corpo femminile che essendo di ogni donna sembra possa diventare terreno di ogni mercificazione e questa interpretazione oltre ad essere errata non fa che far tornare il corpo delle donne nel terreno del dominio maschile.
    mi sa che verrò spesso a visitarti qui…

  4. Pingback: In attesa di una risposta… quando la democratica rete fa la censura… | Women must go on….

  5. Juan ha detto:

    Gent.ma Virginia Odoardi,
    ho letto il suo commento all’articolo di Patrizia Stella sul sito “IO AMO L’ITALIA”, oltre alla lettera aperta sul suo blog, e ho potuto notare alcune cose. Alla fine del 3° capoverso della sua lettera scrive: “Vorrei ricordare alla devota Stella che uno dei primi insegnamenti della sua e mia religione […] è quello di non porsi al di sopra degli altri e giudicare”. Ciò che lei fa quando dice cose come “Patrizia Stella, promotrice delle crociate del 2011”, (asserzione che non trova riscontro all’interno del sito presso il quale Patrizia scrive); “Le spiegazioni su cui si fondano le accuse di sterminio di bambini, esortazione all’uso della droga, eutanasia come ‘modello di vita’, incitamento al cambio di genere sessuale per orge comunitarie e incestuose, (chi volesse apprezzare la variegata lista accusatoria consulti il sito!), sono al limite dell’equilibrio mentale”, che equivale a dire che Patrizia è una demente.
    Le seguenti asserzioni “Le sembra giusto, umano e cristiano dover rinunciare a un figlio perché non si è in grado di permetterselo? Le sembra da buoni credenti obbligare una donna a scegliere tra famiglia e lavoro?” risultano, inoltre, leggermente fuorvianti – a mio modesto modo di vedere – dal momento che Patrizia non si è mai posta in termini antitetici vita/morte e famiglia/lavoro. Lo stesso movimento ALI – IO AMO L’ITALIA (dove Patrizia scrive) è a favore della vita.
    Quanto alle mutilazioni genitali, esse – più che elemento culturale – sono consuetudini tribali proprie delle culture della penisola arabica, che Maometto convertì per prime. Così è stato perché la religione islamica è prevalentemente sociologica [se non mi crede, lo chieda a mons. Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro] e NON dogmatica, come lo è invece la religione cristiana nella sua confessione cattolica.
    Cordialmente

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