Le spintarelle servono sempre.. la rete è tornata democratica!

Innanzi tutto ringrazio pubblicamente la sig.ra Stella per aver risposto sia via mail sia tramite il sito Io Amo l’Italia,  alla lettera del 21 febbraio. Accolgo con piacere, inoltre, la notizia della pubblicazione del mio commento sullo stesso sito, immagino reso visibile in contemporanea alla risposta della signora.

Era davvero impossibile pensare a una censura volontaria, non siamo mica così a-democratici, no?!

Avevo pensato di non rispondere sul blog, anche perchè non avrei mai reso pubblica una mail che conteneva informazioni personali e intime, ma a questo punto, essendo già stata pubblicata dall’autrice, posso seguire lo stesso iter rispondendo prima via mail e poi da qui.

Trovate qui la mail ricevuta , incollo quanto già inviato alla sig.ra:

Gent.ma sig.ra Stella,

rispondo con immenso piacere alla sua di ieri notte spiegandole perché ancora una volta non riesco ad essere d’accordo con lei. La mia posizione contraria non si basa sui toni da lei usati bensì sui contenuti espressi nelle sue lettere.

Le sue erano accuse manifeste e, a mio avviso,poco ragionevoli; per esempio rimprovera le donne di irretire gli uomini con la finalità di richiedere risarcimenti, ma è sinceramente convinta che una donna possa provocare e sedurre per poi denunciare?

Forse fa riferimento a qualche matrimonio di convenienza, spero non alluda alle violenze sessuali, perché in tal modo irriderebbe il dolore, la sofferenza e l’umiliazione di ogni donna che ha subito abusi da parte di un uomo che ha considerato quel corpo come un giocattolo a sua disposizione. Perché accusare le donne, lei stessa è una donna, fortunata mi auguro di non aver mai vissuto tragedie simili.

Le considera colpevoli, come già sottolineato nella precedente risposta, di sterminare «milioni di bimbi innocenti in Italia e nel mondo». Conosce sicuramente il potere del linguaggio, immagina cosa può evocare in un suo lettore la parola “sterminio”? Odio, solo odio. Capisco che ci siano persone che non possono avere figli e che magari non comprendano determinate scelte, ma ripeto queste scelte sono garantite da un ordinamento laico, che permette a ognuno di noi di decidere, non favorendo giuridicamente l’aborto come pratica comune, ma attuando un diritto richiesto e voluto dai cittadini.

Anche l’accusa di favorire i matrimoni gay, non ritiene che sia superficiale dare per certo che le donne di piazza siano proprio le promotrici di tale cambio culturale, cosa che per altro non ne inficia l’integrità e il diritto di manifestare per se stesse e per temi indipendenti da quello che lei vi ha correlato. E poi lei è a conoscenza di associazioni che promuovono adozioni gay a scapito delle coppie etero? Se ne ha, renda noi partecipi della scoperta. Capisco che questo sia un tema delicato per lei e rispetto il dolore che deve aver provato nell’allontanarsi dai sui figli affidatari, ma non può riversare la sua sofferenza in invettive che non hanno fondamento, che però determinano, al contrario, il rischio di erudire falsamente persone poco interessate alle informazioni. La sua sarà stata una risposta d’impeto, ma l’impeto è molto pericoloso e lei lo sa sicuramente meglio di me.

Per non parlare del cambio di sesso, la sua idea ha del surreale, nemmeno il più deviato regista porno avrebbe creato uno scenario simile, ma è consapevole della gravita di scrivere frasi come «accoppiarsi a piacere con uno o più partner sia omo, che etero, che trans, o altro»…altro che, cosa manca? Animali?

La fruizione personalizzata del sesso sarebbe più importante della fame del mondo? E allora perché non inveisce contro quel sistema, soprattutto mediatico, che ogni giorno pubblicizza il sesso libero? Ho letto nei commenti dei suoi seguaci, che si addita la colpa alla sinistra di aver architettato gli scandali sessuali per interesse politico, nonostante lei mi abbia personalmente scritto di non essere d’accordo a colpevolizzare esclusivamente una parte politica. Posto che non parlo ideologicamente, anche perché in questo momento storico posso dire, con grande rammarico, di aver perso la fiducia nelle classe politica, le chiedo: tutto il teatrino mediatico sul sesso, che non si fonda, spero, su invenzioni delle procure, quello, non è da mettere sotto accusa? La nostra società non è colpevole nella sua interezza della deriva che stiamo vivendo? (che poi ci vorrebbero pagine e pagine per decidere quale sia la vera deriva!)

Personalmente non giudico moralmente le persone coinvolte, non lo faccio perché credo nel libero arbitrio e nella facoltà di scelta dei singoli, posso approvare o disapprovare nei miei limiti e in quelli giuridici, ma se mia figlia fosse coinvolta in un ambiente simile di certo non la inciterei a farsi dare una mano in quel modo.

E’ troppo facile accusare ideologicamente, quando si sbaglia e l’errore è provato, non ci sono bandiere che possano giustificare un atto, ma non voglio parlare di politica, ciò non è di mia competenza. Vorrei solo esortarla a non demistificare l’universo femminile (e maschile) del 13 febbraio, perché forse per la prima volta è stato variegato e apolitico, un insieme di idee diverse volte a un bene comune, la nostra dignità!

Tralascio l’accusa sulla droga libera e gratuita perché è più che propagandistica, proseguo rispondendo a quello che ha scritto a me direttamente.

L’aumento dei divorzi non dipende dai facili costumi delle donne, né tanto meno credo che lei possa affermare la veridicità del dato proposto: l’85% delle donne (totali? forse era meglio non omettere delle donne coinvolte in cause di separazione/divorzio) fa istanza. E gli uomini? Che fine hanno fatto, ne ha eliminato la capacità di agire? Ma, soprattutto, esistono coppie sposate in Italia se l’85% delle donne del paese divorzia?

Dati Istat, pubblicati nel 2010, su una ricerca condotta nel 2008, rivelano che, per esempio, «prendendo in considerazione le sole separazioni giudiziali, l’80,8 per cento di queste è concesso per intollerabilità reciproca della convivenza, il 15,7 per cento con addebito al marito e il 3,5 per cento con addebito alla moglie».

Tale dato già smentisce la sua affermazione, in quanto, sono notevolmente inferiori i casi in cui separazione o divorzio avvengono per causa della donna.

Mentre avvalorerebbero la sua tesi altri dati Istat del 2007, su ricerca del 2005, secondo cui «il 71,7% delle richieste di separazione è stato presentato dalla moglie, mentre il 56,3% delle istanze di divorzio è stato presentato dal marito», ma di questi dati è nota la motivazione della richiesta? No purtroppo le statistiche non rappresentano il vissuto emotivo delle persone e non possiamo certo immaginare quello che accade singolarmente in ogni coppia che arriva a chiedere il divorzio.

Non può imputare alle donne il cambiamento sociale, che esista un’instabilità dei rapporti matrimoniali, è dato rilevato, ma il fenomeno è imputabile a molti fattori non a uno in concreto, quindi rifiuto anche il collegamento superficiale, madri snaturate-figli tossicodipendenti.

La famiglia è in crisi come tutte le istituzioni, se lei volesse contribuire a riportare sulla rotta dell’equilibrio la nostra società, ne farebbe un’analisi attenta e dettagliata, valutando pro e contro di ogni cambiamento degli ultimi quarant’anni. In questo modo, ribadisco, lancia parole prive di dati-prova che credo non tutti prenderanno in considerazione seriamente.

Nella mail a me indirizzata riprende invece l’argomento dell’aborto con un tono più femminile, più umano, aiutare le donne che hanno abortito è quello che avrei voluto sentir dire in prima istanza. Per quanto riguarda, invece, la seconda ipotesi di portare a termine la gravidanza per poi affidare il bambino alle strutture competenti, è argomento delicato che rischia la demagogia se non trattato in maniera specialistica, converrà, inoltre, con me che la soluzione per quanto sembri facile non è alla portata di tutti e per questo non mi sento di accusare né la madre che non ce l’ha fatta né chi non la incita a sostenere una prova simile.

L’aborto è argomento degno di riflessioni concrete, non può essere sviluppato in due righe, ma esiste ed è un diritto. Ciò su cui dobbiamo riflettere sono quei casi che potrebbero essere evitati attraverso una corretta informazione e un’adeguata prevenzione che sono la migliore difesa dei bambini che non nascono. I rapporti sessuali fuori dal matrimonio esistono, ed è impossibile pensare che andranno in diminuzione, prevenire che questi producano l’interruzione della vita è l’obbligo morale dei nostri tempi. Insegnare ai giovani come comportarsi, cosa fare e dare loro centri di sostegno è un dovere, perché cambiata la realtà, se si vuole evitare un dolore a una donna e una non nascita non si ha altra scelta che educare i giovani a una sessualità responsabile.

Se un abbassamento dell’età dei primi rapporti sessuali è indubbio, la teoria del post 30 mi sembra un tantino esagerata, anche perché detta ironicamente a  me mancano 4 mesi al cambio di decennio…dopo i trenta mi aspetta il vuoto?! Scusi l’ironia, ma non pensa di essere catastrofica e misogina? Dopo i 30 le donne «non desiderano più  questo rapporto e cercano di allontanare il marito da casa, come purtroppo accade, sia perché ce la fanno anche da sole, con la casa dalla quale hanno cacciato il marito e con il suo  contributo economico, sia perché in realtà la donna è sempre stata più forte dell’uomo e lo sta dimostrando con questo atteggiamento che costituisce ormai il comun denominatore del mondo femminile attuale: figli e carriera, senza marito considerato un intralcio ai suoi progetti». Né Orwell né Benson, sicuramente a lei più vicino ideologicamente, hanno avuto la fantasia di spingersi tanto avanti!!

Concludo dicendole che mi dispiace sul serio per lei che sia nata donna, se questa è l’idea che ha delle persone del suo stesso sesso. I tradimenti dei mariti sono nulla in confronto a una donna che vuole lavorare, no? Le violenze domestiche, sono notoriamente di donne su uomini, vero? Affermare che le coppie si “sfasciano” e che i figli si disorientano a causa di un prototipo di  «donna che ha rinunciato al suo stupendo ruolo di sposa, di madre, di educatrice, di manager della sua piccola azienda che è la famiglia per inseguire chissà quali chimere» è una follia!

Mi auguro per lei, non per me, che nel suo piccolo torni il mito dell’angelo del focolare, ma le chiedo, se questo fosse il suo ideale di “totalità femminile”, perché lei ha studiato, perché è impegnata socialmente e soprattutto perché spreca il suo prezioso tempo a scrivere su internet, a una Virginia qualunque, manifestando il suo Io, il suo intelletto, le sue capacità mentali, quando potrebbe stare a gestire esclusivamente la sua piccola azienda che è la famiglia? Forse perché, grazie a Dio, abbiamo molte più capacità, di quelle che secoli di storia al maschile ci hanno attribuito?

Ancora una volta, la ringrazio della sollecitudine nel rispondere e mi congedo da questa polemica purtroppo sterile, augurandomi che il mondo prosegua in avanti, non mettendo di nuovo in piedi uno scenario da Il nome della Rosa.

Cordialmente,

Virginia Odoardi

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