L’Italia non è solo gli Schettino. L’Italia è fatta da noi, rialziamola!

Italia paese di santi, poeti e navigatori, ricorda il Palazzo della Civiltà di Roma, ma, già all’epoca, l’epigrafe rappresentava un  passato che, oggi, si percepisce talmente lontano da sembrare irreale.
C’è stato un tempo in cui l’Europa considerava l’Italia luogo privilegiato non solo della cultura o dell’arte, ma tempio di uno spirito rigeneratore che, sebbene molti abbiano definito selvaggiamente rosseauniano, era capace di donare al visitatore un livello superiore di conoscenza.
Oggi, filosofia archiviata, arte riposta nei musei, poesia e letteratura in mano ad autori che un tempo avremmo definito scribacchini, il Bel Paese è  passato dall’ammirazione generale alla derisione internazionale, teatro  quotidiano di scene di ordinaria follia.
L’Italia delle facilonerie ha spesso messo la nazione nelle mani di incompetenti, l’ha resa vittima di manovre azzardate, di cui Schettino, permettetemi di omettere il titolo di comandante, ha reso perfettamente l’idea.
Raccomandazioni, superficialità, incompetenza, sono alcune delle ipotesi legate alla sua persona, una cosa però è certa: l’uomo ha abusato del suo potere e, una volta appurate le conseguenze del suo gesto, ha abbandonato la nave mostrando la totale e assoluta mancanza di responsabilità.
Solo in un Paese come il nostro è possibile abusare della propria posizione in maniera così sconsiderata. Sia stato per salutare l’Ammiraglio Palumbo o per far vedere l’isola al maître, Schettino si è comportato come quell’italiano di cui la popolazione è stanca, il  tipico ‘Lei non sa chi sono io’.
Il campo semantico della navigazione è spesso utilizzato per metafore legate al governare, per questa ragione, data la possibile traslazione, ritengo che questa vicenda sia emblematica e che rispecchi la parte più brutta dell’Italia, quella in cui incompetenza e superficialità sono spesso caratteristica di chi ci governa.
Nel frattempo è altrettanto sconfortante che il web sia impazzito per l’ordine “Vada a bordo, cazzo!” intimato dal Comandante De Falco a Schettino, addirittura al punto di ridicolizzare la tragedia stampando magliette da vendere in rete, facendo, inoltre, apparire il senso di dovere del comandante della Capitaneria come esemplare unico, nonostante sia noto a tutti che di De Falco l’Italia è piena.
Il problema è che questo è un Paese in cui si tende pubblicizzare e glorificare l’illogico, in cui i modelli dominanti non sembrano avere nulla di esemplare, facendo sì che la gente comune si arroghi il diritto di superare i limiti del consentito.
Finché non ci sarà punizione per comportamenti illegittimi e si avvertirà una diffusa mancanza di rigore molti avranno la sensazione che nulla sia vietato, che il nostro Paese sia solo la patria dell’inettitudine, in cui  la meritocrazia non possa trovare sede duratura e dove si faccia carriera solo con l’appoggio di un potente.
A pagare le conseguenze di questa percezione distorta, che rende i datori di lavoro a volte complici del mal governo,  sono i giovani, che oggi più che mai, hanno difficoltà a trovare un’occupazione stabile senza le cosiddette ‘conoscenze’ e, ancora una volta,  le donne risultano doppiamente vittime dell’esclusione dal mercato del lavoro.
L’illogico sfiora l’assurdo quando giovani sono scartate da colloqui di lavoro perché troppo titolate, profili culturali alti diventano la zavorra di una candidata o quando professioniste giunte sulla cinquantina, sono licenziate con la scusa della crisi e rimpiazzate immediatamente da altre persone meno competenti.
Le istituzioni non confortano il cittadino, anzi, si avverte un’elevata sfiducia nei confronti dello Stato. La maggior parte delle persone si sente derisa dal Governo e sente la medesima derisione nei confronti dello stesso Governo da parte degli altri Paesi.
Ieri la commissaria Cedaw (Committee on the Elimination of Discrimination against Women) Violeta Neubauer, ha ripreso il Governo per non aver assolto gli obblighi derivanti dalla ratifica della convenzione, non adoperandosi a concretizzare la stabilizzazione dell’apporto femminile alla vita del Paese, ricorrendo, anzi, alla continua necessità di imposizioni da parte di terzi. Ha altresì ripreso il Parlamento italiano per non aver esortato l’esecutivo a portare la situazione al pari dell’Europa. L’inefficienza dei nostri timonieri, invece, ha fatto si che il Paese fosse coperto ancora una volta di ridicolo. In un tentativo in perfetto stile italiano, i rappresentanti del governo hanno fatto finta di aver seguito le raccomandazioni (in realtà vincolanti) della commissione, facendo sì che Neubauer sottolineasse l’evidente inadeguatezza dell’Italia rispetto agli altri paesi che hanno ratificato la convenzione.
Un Paese che non riconosca la meritocrazia, non commini pene severe a chi commette reati, non dia il senso del giusto, non riconosca i diritti dei cittadini, facendo sì che parte della sua popolazione, quella femminile sia considerata di secondo livello,  non premi le eccellenze bensì le belle presenze, è un Paese che non ha futuro.
Sta a noi traghettare l’Italia: sappiamo dove andare, troviamo la rotta esatta da percorrere, una rivoluzione culturale è alle porte, basta la volontà.

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