#NoViolenza”: AIED in prima linea in favore delle donne

Da Women Must Go On@Linkiesta.it

Aied (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) lancia un brainstorming in rete dal
titolo “No Violenza – Contro lo stalking, il femminicidio ed ogni altra forma di violenza sulle donne”, con l’obiettivo di raccogliere proposte e idee per affrontare concretamente quelle che ormai possono considerarsi vere e proprie piaghe sociali.

L’appello dell’associazione si rivolge a tutti gli utenti della rete che dal dal 16 al 29 aprile sono Stati invitati a intervenire sul sito ufficiale dell’AIED, sulla loro pagina Facebook, su Twitter e su YouTube nella playlist “Violenza contro le donne”.

Propone, inoltre, oggi 20 aprile un Blogging day, per aumentare la possibilità di confronto e diffusione dell’iniziativa. Dopo il Blogging day per Rossella Urru, lanciato da Sabrina Ancarola, che ha ottenuto una notevole eco, anche l’AIED utilizza lo stesso strumento per sensibilizzare la popolazione sul tema della violenza sulle donne. Ma quanto può la rete arrivare al cuore della gente? Quanta la credibilità concessa agli internauti? E, soprattutto, quanta la sensibilità nei confronti di questo tema?

Negli ultimi mesi, girovagando su internet e, soprattutto, ottenendo informazioni tramite blog dedicati (specialmente Un Altro Genere di Comunicazione), si è verificata una crescente insofferenza nei confronti delle campagne anti-violenza sulle donne. Molti sono, infatti, i blog o le pagine Facebook che demistificano i dati pubblicati anche da organizzazioni istituzionali, proponendo altre storie le cui protagoniste sarebbero donne ciniche e violente, coadiuvate avvocati che confezionano racconti di maltrattamenti subiti, per togliere ai padri figli e case.

Se non fosse stato per le ragazze di UADGC, il video in cui il presentatore televisivo Tiberio Timberi usa il termine ‘Nazifemministe’ (termine frequentemente in uso in questi siti) durante una trasmissione Rai 1, pochi avrebbero dato credito alle denunce che queste donne che, con coraggio, portano avanti una battaglia quasi solitaria. Ora che anche le giornaliste di GiULiA hanno dato eco alla questione, probabilmente il conduttore dovrà rendere conto delle fonti documentali e degli studi storico-linguistici che hanno dato origine al termine, smentendo chi, come la sottoscritta, lo considera un neologismo ossimorico e delirante.

Dire no alla violenza significa, quindi, anche combattere la violenza linguistica che genera stereotipi, fantasmi, paure e odio. Esistono, ovviamente, donne violente e non si può negare che vi siano madri che conducono vere e proprie guerre durante le separazioni, rendendo i figli vittime sacrificali, ma ammettere questo, non significa annullare la realtà. La violenza sulle donne è un dato reale e in crescita, non certo il frutto di campagne immaginarie di madri separate, anche perché, che piaccia o no, oggi dire donna non significa dire mamma.

L’Aied ci ha messo la faccia, un messaggio forte che non mira a vittimizzare, ma a dialogare costruttivamente su stalking, femminicidi e violenza di genere, dando credito positivo a una rete che spesso è solo terreno fertile per alimentare l’odio.

A noi scegliere da che parte stare.

 

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2 risposte a #NoViolenza”: AIED in prima linea in favore delle donne

  1. Paola M ha detto:

    mi pare di capire che il problema denunciato da Timperi e da vari fonti internet sia più serio: non singole calunniatrici ma un sistema che le aiuta ad appropriarsi dei figli, anche tentando di sostenere che l’alienazione genitoriale non sarebbe un abuso sull’infanzia. E nazifemminismo è il nome dato al sistema, non alle calunniatrici

    • Virginia Odoardi ha detto:

      Se anche rivolto alle calunniatrici, continuo a non vedere il nesso con il nazismo, la parola calunniatrice, infatti, mi sembra più appropriata e decisamente consona (indipendentemente dalla veridicità delle accuse). L’italiano è talmente ricco di termini anche più o meno velatamente denigratori da non doverne confezionare di nuovi. Riguardo alle accuse della rete, vorrei dati concreti e reali, di quelli mi fido. Per quanto riguarda l’alienazione genitoriale prometto di studiare tutte le fonti autorevoli che Lei vorrà fornirmi. Posto che mai sentirà da me, tesi in favore dell’educazione unigenitoriale (se non in caso di inadeguatezza di uno dei due genitori stabilita da un Tribunale, ma sinceramente credo poco alla millantata teoria del complotto contro la categoria ‘padre’, in anni di ricerche non ho mai sentito donne sostenere la supremazia della genitorialità materna. Ammettere poi quello che si dice in rete, ossia che scattano con facilità accuse di pedofilia e che queste sono causa di allontanamento dei figli dai padri, sarebbe offensivo anche solo nei confronti del nostro sistema giudiziario ultra garantista che prima di passare una sentenza in giudicato accerta i fatti con prove. Ha dati in merito?)
      In ogni caso resto in attesa. Cordialmente, VO

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