Sindrome di Alienazione Genitoriale: le avvocate Carrano e Missiaggia rispondono

1) Che cosa è la PAS – Parental Alienation Syndrome (R.A. Gardner, 1985) e come si relazione ai DDL proposti a modifica della legge (L 54/2006) in materia di affido condiviso?

Avv. Carrano: «La Sindrome di Alienazione Parentale (PAS), secondo le teorie di Richard A. Gardner, si attiverebbe in alcune situazioni di separazione e divorzio conflittuali. La PAS, secondo Gardner, sarebbe prodotta da una  “programmazione” dei figli da parte di un genitore alienante (che nella stragrande maggioranza dei casi è, secondo Gardner, sempre la madre). Una sorta di lavaggio del cervello che porterebbe i figli ad odiare il genitore anche con l’utilizzo di  false accuse di violenza o abuso sessuale a carico del padre.

Nessuna ricerca scientifica lo prova, non è mai stata integrata nel DSM. L’Associazione degli psicologi americani sconsiglia gli psicologi forensi dall’utilizzarla; L’Asociación Española de Neuropsiquiatría l’ha definita un’”invenzione” e si è dichiarata contraria all’uso della PAS (2010 ) e lo stesso Governo spagnolo ha indirizzato una nota ai professionisti del settore, per  evitarne l’utilizzo. Il Dipartimento di giustizia del Canada  ha emanato una direttiva suggerendo di ricorrere ai normali strumenti processuali già esistenti, che offrirebbero maggiori garanzie di scientificità. Secondo la NDAA (National District Attorney Association) la PAS costituirebbe una teoria non dimostrata, potenzialmente in grado di minacciare l’integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza di bambini vittime di abusi.

La PAS si può  considerare una vera e propria invenzione di Gardner.

Vorrei anche precisare Gardner aveva dichiarato falsamente di essere professore di Psichiatria Infantile alla Columbia University.  Alla morte di Gardner, The New York Times pubblicò il necrologio, dando notizia del decesso del Prof. Richard A. Gardner  della Columbia University  e alcuni giorni dopo il giornale dovette rettificare la notizia,  precisando che il dott. Richard Gardner  era solo un volontario non retribuito. Sconcertanti sono anche le dichiarazioni di Gardner sul tema della pedofilia, arrivando addirittura a giustificarla.

Nonostante ciò in Italia molti medici, psicologi, assistenti sociali e avvocati, continuano a servirsi di questi concetti   non scientifici per modificare l’affidamento dei minori, quando nel corso dalla separazione gli stessi rifiutino il rapporto con un genitore. Assistiamo ad  una massiccia campagna di propaganda in favore della PAS che va da convegni, a corsi organizzati da associazioni di psicologi giuridici, criminologi o psichiatri forensi,  ordini professionali, ecc. Un vero e proprio indottrinamento sociale che mira alla creazione di una realtà fittizia che vuole tutte le madri malevoli e alienanti a danno dei padri che a causa delle ex-mogli finiscono sul lastrico».

Avv. Missiaggia: «La sindrome di alienazione parentale è una forma di disagio mentale del genitore collocatario (alienatore) che, nell’utilizzo del figlio quale parte attiva, pone in essere una battaglia volta alla denigrazione e alla demolizione dell’altra figura genitoriale (alienato). Richard A. Gardner, considerato il padre della SAP, diceva che non è solo di un “semplice lavaggio di cervello” ma il minore infatti fornisce lui stesso un suo personale contributo: non a caso, una delle caratteristiche principali della SAP è il sostegno da parte del bimbo al genitore alienante in tale conflitto e il totale rifiuto di contatti con l’altro genitore.

Nonostante la vasta diffusione del fenomeno, questo  è ancora poco conosciuto dagli operatori del settore, ancora restii a sanzionare con la necessaria severità i comportamenti alienanti, forse anche perché ancora poco consci delle ripercussioni a livello psicologico e comportamentale non solo nel genitore alienante ma anche e soprattutto nel bambino.

Nel disegno di legge 957, in questi giorni in discussione alla Commissione di giustizia del Senato, si propone di introdurre per legge la PAS, con la seguente previsione normativa: “il comprovato condizionamento della volontà del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell’altro genitore, costituisce inadempienza grave, che può comportare l’esclusione dell’affidamento”.

In tale norma si paventa l’opportunità di sanzionare il genitore alienante fino ad arrivare all’ esclusione dell’affidamento; in tal modo si apre la possibilità di limitare tutte quelle condotte dannose al minore, con il tentativo di recuperare il rapporto con l’altra figura genitoriale anche se le situazioni di SAP, in particolare, hanno la necessità di essere trattate con il contributo di esperti che cerchino di lasciare fuori dalle aule del tribunale. Si tratta pur sempre di disturbi mentali che richiederebbero una cura e un supporto di esperti altamente specializzati che intervengano all’interno della famiglia che vive una forte conflittualità.   Ma cio’ che manca al nostro sistema è la tempestività dei provvedimenti che arrivano, se arrivano , troppo tardi per ottenere un effetto sperato nel soggetto danneggiato. Il genitore alienato avrà solo dopo anni una decisone della magistratura, anche se favorevole, e questo non tutela».

2) Qualora fosse ufficializzata la PAS a livello normativo (nonostante non sia ancora stata inserita nel DSM – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), quali potrebbero essere le conseguenze sull’affido in sede decisoria?

Avv. Missiaggia: «Sicuramente la previsione di una norma specifica che si occupasse di PAS, aiuterebbe molto ad avere maggiore attenzione a una patologia ancora poco conosciuta ma rischiosa perché compromette la crescita equilibrata del figlio, senza dimenticarci poi che è lo stesso genitore alienante che soffre di una patologia che va curata. Vi sono infatti dei comportamenti nel minore sintomatici di tale disagio, quali la mancanza di sensi di colpa, la convinzione del bambino di aver elaborato una propria visione negativa senza aver subito alcuna influenza da parte del genitore alienante. In realtà, tale violenza emotiva subita dal minore si riflette inevitabilmente nella vita presente e futura: spesso in questi giovani, soprattutto nella fase adolescenziale, si riscontrano forti disagi nel rapportarsi ad altre figure quali insegnanti o datori di lavoro. Ciò dipende da un indebolimento della capacità personale di interagire correttamente con terzi con cui non vi è un rapporto di dipendenza psicologica. E quindi auspicabile sicuramente che venga dedicata al tema maggiore attenzione, non solo dal punto di vista clinico e psicologico ma anche legale: pertanto, qualora venisse riconosciuta la PAS a livello legislativo mi auguro che si cerchi di lasciare la crisi familiare al di fuori dalle aule del tribunale, lontano dall’ambiente che, più, di ogni altro sembra essere causa dell’aggravamento del conflitto».

Avv. Carrano: «Sulla base della diagnosi di una malattia che non esiste il giudice, senza valutare altri elementi ai sensi dell’art. 155 c.c, sarebbe costretto ad escludere dall’affidamento il genitore (la madre) dalle decisioni relative ai figli e dal diritto di visita nei confronti dei figli. E ciò accadrebbe in aperta violazione delle garanzie costituzionali ex art. 111 della  Costituzione».

3) L’ufficializzazione normativa della PAS potrebbe prestarsi a strumentalizzazioni legali per la determinazione dell’affido?

Avv. Carrano: «Sicuramente  e mi chiedo quale sarà il futuro  delle donne che subiscono violenza in famiglia e dei loro figli e figlie  minorenni? Tutte le denunce per violenza in famiglia saranno considerate strumentali e non si considera che per una donna denunciare è una scelta anche dolorosa per uscire da una situazione e da una vita di violenza insieme ai loro figli. Sono quasi 14.000 le donne che si rivolgono ai 60 centri antiviolenza aderenti a D.i.Re, Donne in rete contro la violenza. La violenza domestica, purtroppo,  è una realtà ancora oggi molto diffusa e non denunciata ed è secondo l’Onu la causa del 70% dei femminicidi. Voglio ricordare che dall’inizio del 2012 ad oggi sono state uccise 62 donne solo perché donne. Non si tratta di omicidi passionali o di raptus. L’uccisione della donna non è che l’ultimo atto di una serie di episodi di violenza fisica, psicologica, sessuale, economica.

Anche le Nazioni Unite, attraverso il Comitato Cedaw, nel rapporto finale al Governo Italiano hanno  evidenziato la propria preoccupazione per il fatto che in Italia persistono “attitudini socio- culturali che condonano la violenza domestica” e hanno chiesto al governo italiano diassicurare che le donne vittime di violenza abbiano immediata protezione e la garanzia che possano stare in rifugi sicuri e ben finanziati su tutto il territorio nazionale” infine,  hanno espresso preoccupazione per l’immagine della donna in Italia quale oggetto sessuale.  E’ proprio negli stereotipi che trova terreno e spazio la violenza contro le donne».

Avv. Missiaggia: «Soprattutto nel nostro Paese, il principio di affidamento condiviso dei figli sancito dalla legge si scontra con una realtà in cui il 90% dei casi i figli minori vengono affidati e collocati alla madre, ed il padre corre il rischio di esse totalmente escluso non solo dall’affidamento, ma anche dalla vita del proprio figlio. Nonostante i numerosi rischi che possono correre i minori, spesso i tribunali e gli operatori del settore sono ancora restii a sanzionare con la necessaria severità i comportamenti alienanti, forse perché ancora poco consci delle ripercussioni a livello psicologico e comportamentale nel minore. Pertanto, credo che il riconoscimento normativo della PAS sia un atto dovuto che aprirebbe la strada per conoscere un fenomeno che ha una potenzialità distruttiva della famiglia che si ripercuote anche a livello sociale. Purtroppo, però, ripeto che noto che soprattutto in Italia si ha poca conoscenza di tale sindrome, ci sono pochi studi e pochissimi dati utili».

4) Nella sua carriera di legale ha avuto occasione di stilare una casistica personale legata a possibili casi riconducibili alla teoria dell’alienazione genitoriale?

Avv. Missiaggia:  – Nessuna risposta –

Avv. Carrano: «Non ci sono casi riconducibili alla presunta sindrome di alienazione genitoriale. Ci sono, invece, tantissimi casi di bambini e bambine che rifiutano di vedere e incontrare il padre  perché ne hanno paura, perché per anni hanno assistito alle violenze che il proprio padre riservava alla propria madre.

Troppo spesso, purtroppo, questo tipo di violenza psicologica sui bambini testimoni di violenza viene sminuita e si attribuisce la responsabilità dei disagi del bambino ad una generica conflittualità tra genitori ed alla separazione dei coniugi e non alla situazione di maltrattamenti subiti dalla loro madre.

E’ indispensabile riconoscere che i maltrattamenti in famiglia non sono “liti tra coniugi”, ma sono veri e propri reati che ledono l’integrità fisica e psichica delle vittime e che il bambino che assiste alla violenza è egli stesso vittima di violenza.

Nel codice civile non è specificato cosa è il pregiudizio per il minore e  manca una norma che faccia esplicito riferimento alla violenza assistita. E’ necessario di volta in volta ricorrere a  un’interpretazione “di tipo evolutivo”. Si tratta di un’opzione che lascia molto arbitrio e spesso non viene  riconosciuta la violenza assistita. Non si  garantisce una protezione.

Nella mia esperienza di avvocata delle donne vittime di violenza in famiglia posso dire che in alcuni casi il Tribunale per i Minorenni di Roma ha riconosciuto questa grave forma di maltrattamento sui minori, intervenendo con provvedimenti di decadenza della potestà genitoriale in presenza di maltrattamenti sulla madre.

Altre volte è accaduto che il rifiuto del bambino di incontrare il padre maltrattante viene interpretato  dal tribunale non come conseguenza del maltrattamento assistito ma come volontà della madre di distruggere la figura paterna (PAS).  In un caso il Tribunale per i Minorenni di Roma ha disposto che una  minore  venisse “immediatamente collocata presso un centro specialistico” per ricevere terapie per il recupero della figura paterna. Il padre è stato condannato per maltrattamenti nei confronti della madre.

In un altro caso  il Tribunale per i Minorenni di Roma ha disposto l’affido condiviso del bambino e lo ha collocato  presso il padre. Questo uomo è stato più volte condannato per maltrattamenti. Ora questo uomo è scappato e ha portato via con sé il figlio e sono mesi che non si ha alcuna notizia di loro.

Ancora il Tribunale Civile di Roma  ha disposto l’affidamento condiviso di una bambina regolamentando le visite  tra padre e figlia nonostante l’uomo sia stato condannato per gravi maltrattamenti ai danni della moglie e dei figli ed è stato dichiarato decaduto dalla potestà genitoriale».

5)Da giurista, qual è la sua posizione nei confronti della sindrome (o disturbo) da alienazione genitoriale?

Avv. Carrano: «Questa sindrome non esiste. E’ utilizzata in modo strumentale all’interno dei procedimenti giudiziari e nasconde, invece, realtà ben più gravi.

I DDL attualmente all’esame della Commissione Giustizia del Senato,  che vogliono introdurre questa sindrome come causa di esclusione dell’affidamento condiviso, più che attuare un principio di bigenitorialità condivisa, cancellano l’interesse del minore.

Il ddl 957  presenta evidenti profili  di illegittimità anche costituzionale.  Per esempio, non si prende assolutamente in considerazione l’interesse del minore che scompare completamente nel 2° comma dell’art. 155 e ciò in palese contrasto  con tutte le convenzioni internazionale in materia: la Convenzione di New York, Trattato di Lisbona con richiamo alla Carta di Nizza e gli stessi principi costituzionali del nostro ordinamento (art. 30 e 31 della Costituzione).  Pensiamo alla previsione contenuta nella modifica dell’art. 155 bis c.c. della possibilità del giudice di collocare il minore in caso di “gravi motivi”, che non vengono definiti, in un “istituto di rieducazione” che sono stati  aboliti  con legge 149/2011.

Grave è anche l’imposizione obbligatoria della mediazione familiare con la conseguente penalizzazione del genitore che sarà ritenuto colpevole di averne procurato l’insuccesso.

Tutte queste previsione non tutelano le tante donne e i tantissimi bambini e bambine vittime di violenze  in ambito familiare. Moltissime donne, temendo di  essere escluse dall’affidamento dei loro figli, decideranno di non denunciare i maltrattamenti che subiscono insieme ai  loro figli».

Avv. Missiaggia: «In qualità di madre e moglie separata, prima ancora che di avvocato e mediatrice familiare, mi auspico che si dedichi maggiore attenzione a tali fenomeni che di rado vengono allo scoperto; nelle cronache giudiziarie sono frequenti i casi di padri inadempienti, che si sottraggono ai propri doveri; però è scarsa l’attenzione dei media per le ipotesi in cui i padri adempiono regolarmente i propri obblighi, mentre le madri ingaggiano una guerra nei loro confronti che hanno come scopo quello di fare del minore una proprietà esclusiva da cui il padre è tagliato fuori. Non è raro che le cronache diano la notizia di gesti eclatanti compiti da genitori, specialmente da padri, che hanno portato all’estremo una situazione familiare di per sé fortemente compromessa. Di questi casi dovrebbe indirettamente ritenersi responsabile anche un sistema sociale e di giustizia, che molto spesso si presenta poco efficace e attento. Sicuramente, ritengo che una possibile soluzione a tali disagi familiari può essere offerta dai centri di mediazione familiare, in cui la dimensione di famiglia composta da almeno tre membri può essere recuperata, aiutando tutte le componenti del nucleo familiare a superare un episodio traumatico quale può essere la separazione».

 

Maria Luisa Missiaggia: laureata in Giurisprudenza nel 1990 con 110/110 presso l’Università La Sapienza di Roma, è oggi avvocato matrimonialista specializzato in diritto di famiglia ed esercita a Roma.
Iscritta all’albo degli Avvocati di Roma dal 1992, collabora presso i più acclarati studi di diritto Italiano e internazionale della città di Roma e Palermo e cura, presso il Suo Studio in Roma, Via Veneto, 108 corsi di formazione professionale diretti a separati, separandi, coppie, laureandi e laureati in ordine a materie attuali quali stalking, mobbing familiare e SAP.
Cura la mediazione della coppia, unitamente ad una psicologa dello Studio nella risoluzione dei conflitti familiari. Parla un Inglese discorsivo e tratta separazioni e divorzi anche nel territorio europeo. Partecipa con successo al Corso di Inglese”City of London of Polytechnic”, conseguendo altresì un Master presso la Wall Sreet Institute in Roma con rilascio di rispettivi attestati.
Ottiene la specializzazione con un Master di diritto tributario presso l’università LUISS di ROMA.  Affianca attori di fama internazionale come layer press agent a seguito di un Master in contrattualistica dello spettacolo, cinema e teatro
Sceglie di operare nel settore della Mediazione familiare a seguito di attenti studi sulla persona uomo donna in relazione affettiva e comportamentale al fine di trovare metodi di risoluzione efficaci ed alternativi al conflitto.
Consegue in Roma pertanto il Master in mediazione familiare presso ANF (Associazione Nazionale Forense).

Titti Carrano, presidente dell’associazione nazionale D.i.Re – donne in rete contro la violenza – e presidente del Collegio delle Garanti dell’Associazione Differenza Donna ONG di Roma. Avvocata, esperta di diritto civile di famiglia, responsabile del settore civile minorile dell’Ufficio Legale di Differenza Donna, esercita la sua attività professionale a Roma e da anni è impegnata a difendere i  diritti delle donne e dei minori vittime di violenza. Curatrice speciale di minori vittime di maltrattamenti, abusi, in stato di abbandono  e  vittime della tratta su nomina del Tribunale per i Minorenni di Roma e della Corte d’Appello di Roma.  Ha collaborato alla redazione del Rapporto Ombra “lavori in corsa: 30 anni CEDAW” in merito allo stato di attuazione da parte dell’Italia della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) in riferimento al VI rapporto presentato dal Governo Italiano nel 2009 – in giugno 2011. Docente a corsi e seminari  di prevenzione alla violenza sulle donne e i minori anche presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione – Università degli Studi di Roma “Roma Tre”.

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4 risposte a Sindrome di Alienazione Genitoriale: le avvocate Carrano e Missiaggia rispondono

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  4. katia ha detto:

    sono una mamma che ha subito da parte dell’altro genitore l’allontanamento delle figlie, nella descrizione della P.A.S. trovo tante similitudini con la mia storia, solo che le mie ragazze sono più adulte (19/25 anni),non le riconosco più, da amorevoli ed affettuose nei miei confronti, ora non mi vogliono vedere e mi dicono anche le parolacce, addirittura usano dei termini che usava il padre.
    sono disperata, non so più cosa fare

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